29 Maggio 2020

Le SCINTILLE di Akila sul Madagascar.

17-05-2019 16:36 - Ricordi e racconti di viaggio
Prima Scintilla
TOA SONGA TOA SONGA

Ma chi l'ha detto che per raccontare un viaggio si deve incominciare dal suo principio? Io inizio i miei appunti di viaggio da Anakao dove abbiamo concluso la nostra vacanza.
Dopo le prime 3 settimane alla scoperta della Terra Rossa eravamo, la mia compagna ed io, non dico sconvolti di fatica però ... i nostri muscoletti lombari e i nostri polpacci pietivano una tregua.
Abbiamo attraversato deserti, savane, jungle, guadi e fiumi, lunghi trekking nei parchi e arrampicate sulle affilatissime guglie calcaree di Tsingy … siamo stati sballottati per delle mezze giornate nei lunghi percorsi in fuoristrada dove non si riusciva a rimanere seduti nemmeno con le cinture.
Volevamo chiudere il viaggio con una decina di giorni di totale relax su una bella spiaggia per recuperare un po' di fiato, per leggere, fare qualche riflessione e scrivere qualche nota su ciò che ci ha colpiti. Ci siamo riusciti solo in minima parte perché quel territorio arido e desolato che è il sud-ovest del paese è anch'esso pieno di sorprese.
Tra le 4 località di mare più famose ci sono: la spiaggia di Nosy Be al nord ovest: l'abbiamo scartata perché abbiamo capito che è troppo turistica... desideravamo una zona più tranquilla e meno chiaccherata sulla situazione locale. Poi c'è l'isola di Saint Marie al largo della costa nord orientale, sull'oceano Indiano, che abbiamo scartato perché in aprile c'erano troppe incertezze di carattere meteorologico. La terza alternativa balneare era la grande spiaggia bianco-ambrata di Andavadoka sulla Grande Barriera corallina del sud ovest che era molto allettante. Abbiamo rinunciato anche a questa a causa dei tempi di percorrenza per raggiungerla. Dista solo 182 km da Tulear ma ci vogliono 10 ore di fuori strada per superare guadi e piste del deserto spesso impraticabili. Questo avrebbe comportato la perdita di due giorni di relax tra andata e ritorno. Restava solo Anakao nel sud-ovest, sulla barriera corallina appena sotto al Tropico del Capricorno e l'abbiamo scelta perché più vicina a Tulear, la capitale della regione del sud Atsimo-Andrefana, dove siamo arrivati alla fine del nostro itinerario iniziato dalla capitale Antatanarivo detta Tana che si trova al centro dell'isola.

Per andare da Tulear ad Anakao ci sono due possibilità. La prima, via terra. La distanza di circa 50 chilometri in linea d'aria diventa di 270 km a causa di un percorso molto tortuoso che si può fare solo con fuoristrada perché l'unica pista percorribile è di sabbia finissima e instabile. Un taxi privato impiega circa 8 ore e costa oltre un milione di Aryari (250 Euro) one way. Anakao è anche servita da un mezzo pubblico, 2 volte alla settimana. Un pulmino Omologato per 9 posti che carica all'interno fino a 16 persone oltre alle oche, le galline a volte anche un paio di capre mentre sopra il tettuccio vengono imbragate scatole e casse che raddoppiano l'altezza del pulmino. Costa solo circa 80 mila Ariary (20 euro) a persona e impiega due giorni. Non sono riuscito a sapere quanto paga una gallina o una capretta.
Se fossi stato solo in uno dei miei viaggi senza orologio e senza calendario, molto probabilmente avrei preso il pulmino per immergermi in un'esperienza locale ma il tempo limitato mi ha fatto optare per la seconda possibilità: un motoscafo veloce che parte tutte le mattine dal porto di Tulear e impiega circa 70 minuti per arrivare ad Anakao.
Sembra che nessuna autorità locale abbia ancora pensato di dotare la capitale regionale di un porticciolo turistico o una banchina per rendere agevole l'imbarco dei passeggeri sul motoscafo.

Il biglietto per il motoscafo, circa 30 Euro a persona e conviene farlo comperare almeno un paio di giorni prima da un impiegato dell'albergo dove si soggiorna per evitare file, attese e rischi di non partire.
Già dal primo mattino, davanti alla biglietteria della Anakao Express di Tulear c'è un gran movimento di ragazzi e ragazze che offrono braccialetti, magliette, piccoli oggetti di artigianato, qualche genere di conforto fatto in casa. Ci sono anche tanti grappoli di bambini, si dice siano abbandonati; di sicuro sono affamati, assetati, arruffati e scalzi con la magliettina che ormai si confonde col nerissimo colore della loro pelle e ragazzi più grandicelli che vogliono aiutare i passeggeri a salire sui carretti.
“Carretti?”
Si proprio carretti di legno, cioè cassettoni di legno molto “stagionato” fissati sull'asse delle due ruote di legno con cerchioni di ferro e trainati da due Zebu, bovini che si distinguono dai buoi per la grande gobba che hanno sulle spalle. Si sale sul carro tramite l'unica scaletta di ferro pieghevole a pioli mezza arrugginita che viene strattonata da un carretto all'altro per far salire un massimo di 4 prestanti passeggeri, non di più altrimenti non si possono caricare i bagagli.

Questo transfer per Anakao non è consigliabile a chi soffre di vertigini oppure a chi ha qualche difficoltà motoria. Ho detto “ prestanti passeggeri” di proposito perchè a bordo di questo “mezzo” di trasporto pubblico si deve avere anche un buon senso di equilibrio perché ci si trova seduti sui 3 (tre) centimetri di spessore della paratia di legno del cassettone sulla quale le chiappe non possono far presa ne trovare un punto stabile, tanto meno le mani trovano qualcosa a cui aggrapparsi.

Infatti durante il percorso il “mezzo” traballa con vistoso beccheggio e rollio a causa del fondo della spiaggia che è pieno d'immondizia bagnata dalla marea e dagli zebu e poi dal fondale marino sassoso. Molto suggestiva è la visione di questa colonna di “Ferrari” di Tulear, che tutte in fila fanno rotta verso il mare aperto. La bassa marea le obbliga ad allontanarsi anche un kilometro dalla riva per raggiungere il motoscafo che le aspetta dove l'acqua è alta almeno un metro.

Il “pilota”, in livrea “color del can che fugge”, di età indefinibile, probabilmente dai 5 ai 30 anni, sta seduto in “cassetta” ed ha un gran da fare con una mano per pizzicare e pungolare continuamente le terga degli zebù e a scalciare i loro gioielli con i piedi nudi, mentre nell'altra mano tiene un ramoscello che usa come frustino. Dopo una ventina di minuti di “navigazione” ad equilibrio precario, passeggeri e bagagli scavalcano il cassettone del carro e finalmente, attenti a non scivolare sul primo piolo di plastica del motoscafo , si accomodano sul sedile libero di quel mezzo veloce.

I passeggeri previdenti che hanno una giacca a vento e cappellino si sentono a loro agio mentre quelli che viaggiano col torace esposto alla frescura del vento sono costretti a rannicchiarsi perché l'aria alle 8 del mattino è ancora fresca.

In tutta la baia di Anakao, quasi 5 km di spiaggia dorata, non c'è alcun porticciolo né alcuna banchina di attracco per le imbarcazioni, proprio come a Tulear. A seconda della marea, il motoscafo si ferma più o meno lontano dalla spiaggia davanti agli alberghi e il personale di ricevimento gli va incontro fin dove ha gettato l'ancora e in coro intonano:
“TOA SONGA TOA SONGA” “benvenuti benvenuti”.
I turisti mettono il proprio bagaglio in spalla ai ragazzi e scendono in acqua che arriva fino all'inguine e MORA MORA, piano piano, con la borsa e le scarpe in mano fanno la lunga passeggiata verso l'albergo che su trova sulla spiaggia. Chi non si vuole bagnare può richiere la “Ferrari” disponibile anche qui al costo di 2000 Ariari equivalenti a circa 50 cents di Eu.

Uno dei ragazzi ci chiama per nome e al nostro cenno di risposta ci saluta con un gran sorriso illuminato da denti bianchissimi, prende le nostre due valige in spalla e ci guida verso nostro resort…


L'AUTORE

Sono Akila.
Mi è stato chiesto di fare una breve autobiografia.,, dovrei dire che ho fatto questo, ho fatto quello, sono andato di qua, sono andato di là … sono stato, ho detto, ho fatto ecc. ecc. probabilmente sarebbe una noia.
Che dire?
Ho vissuto la mia gioventù nei mitici anni 60. Era l'epoca del boom economico, dei grandi cambiamenti e delle grandi speranze. Le opportunità di lavoro non mancavano davvero. Serviva solo la voglia di lavorare e io ne avevo abbastanza sia per necessità che per curiosità verso il mondo attivo.
Così mi sono divertito a scoprire molti mestieri artigianali, a conoscere molti personaggi e maestri di vita e a sentirmi sicuro con tutti coloro che incontravo. Dopo gli studi sono entrato a far parte di una grande Compagnia di aviazione civile nord europea dove la mia insofferenza alla routine impiegatizia mi ha fatto trasmigrare all'interno di quasi tutti i settori del trasporto aereo e del turismo. Ho partecipato a diversi corsi di formazione e addestramento che mi hanno dato l'opportunità di fare carriera fin dove non si può salire oltre … perché dai vertici si può solo scendere.
Nel turismo ho condiviso progetti di viaggio, di divulgazione culturale e partecipato a missioni di ricerca scientifica in alcuni territori del medio oriente dove moltissimi tesori archeologici sono ancora da scoprire e molta storia da riscrivere. Ho incontrato e collaborato con molte persone che mi sono rimaste nel cuore. Un lavoro che mi ha entusiasmato e che mi ha fatto conoscere genti, culture, usi, costumi e valori che mi hanno dato tante risposte esistenziali e fatto sorgere tante perplessità sull' evoluzione (?) sociale nella quale siamo coinvolti.
Quando sono “sceso” ho iniziato a viaggiare come avevo sempre desiderato, senza impegni e senza scadenze, …. Di fatto, Senza orologio e senza calendario quindi acquistando biglietti aerei di sola andata … non sapevo mai in anticipo da dove e quando sarei ritornato.
Un giorno mentre sistemavo alcune fotografie di molti anni fa mi sono reso conto che le immagini riportavano alla memoria solo alcuni e pochi ricordi dei momenti vissuti negli attimi dello scatto. Così ho deciso di scrivere degli appunti di viaggio nella speranza di sentire il recupero di quelle emozioni che il chronos impietoso e divoratore sprofonda in un oblio navigabile. Se la memoria è il fuoco che ci tiene in vita, gli appunti che scrivo durante i miei viaggi sono solo scintille di memoria che condivido con gli amici più cari tra i quali c'è Vittorio Agostini, geniale, irresistibile e travolgente compagno di qualche viaggio esplorativo alla ricerca di nuove mete turistiche ed editore di questa testata.
AKILA, un nome, una parola dal significato diverso a seconda che lo usi un latino, un hindu, un congolese, arabo o altro popolo. A me piace ricordarlo come il lupo di Kipling riscattato da “cattivo” per antonomasia dal bestiario religioso e dalla tradizione popolare. La cattiveria non esiste in natura. Solo la specie umana genera e pratica la cattiveria. Tutti gli esseri viventi rispettano e vivono in armoniosa e, direi, amorevole sintonia e simbiosi con la natura e con l'universo eccetto la grande maggioranza degli uomini civilizzati.


Compagnia di navigazione Dianakao - Foto di Akila
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12:28 27/05/2020
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